Comunicato Stampa- Insieme società civile e istituzioni contro la mafia del gioco d’azzardo

“Ndrangames” è il nome di un’inchiesta della Dda di Potenza che un anno fa con l’accusa di associazione per delinquere transnazionale e raccolta di proventi illeciti dal gioco illegale, portava dietro le sbarre alcuni potentini legati al clan Martorano e una serie di persone appartenenti alle cosche della’ndrangheta calabrese facenti capo al boss Nicolino Grande Aracri. Sette società sequestrate tra Calabria, Puglia, Emilia- Romagna e Lazio (una anche all’estero), quasi tremila macchinette da gioco e videoslot sequestrate in circa 200 esercizi pubblici di mezza Italia a partire dalla Basilicata.
Gli inquirenti hanno stimato un fatturato illecito di circa duecentomila euro l’anno per ogni apparecchio, e un sistema che generava un giro d’affari da parte dei clan pari a circa seicento milioni di euro all’anno. Questi sono i numeri ufficiali ipotizzati dal capo d’accusa.
Non sappiamo, invece, e forse non sapremo mai con certezza, quante famiglie sono rimaste vittime di questo devastante meccanismo criminale e quante persone si sono indebitate oppure hanno dovuto far ricorso a prestiti usurai per coprire gli enormi debiti procurati dal gioco e dalla dipendenza da esso.
Così come sarebbe interessante capire il danno procurato all’economia dei nostri territori, perché ovunque viene messo in circolazione denaro proveniente da attività criminali e ovunque viene investito denaro, attraverso il gioco, nell’economia illegale, è un attentato che si fa all’economia reale con inevitabili conseguenze sulla vita quotidiana della gente e sulle dinamiche dello sviluppo locale.
Per questo motivo invitiamo le Associazioni di sostegno ai giocatori di azzardo e le Amministrazioni comunali di Potenza, Balvano, Rapolla, Tolve, Rionero in Vulture, Venosa, Senise, Tito, Marsicovetere, Viggiano, Vaglio di Basilicata, Pietragalla, Salandra, Pisticci e Nova Siri, a costituirsi parte civile nel processo che è in fase preliminare presso il Tribunale di Potenza.
La società civile e le Istituzioni non solo devono far capire alla criminalità che non indietreggiano mai dinanzi al suo continuo tentativo di conquistare terreno, ma devono anche rivendicare con forza e determinazione il diritto ad essere risarcite con la restituzione del maltolto, per le ferite profonde che i criminali lasciano nella vita dei singoli e delle comunità.